torna indietro

13 ottobre 2004

Russia

I marxisti rivoluzionari condannano il terrorismo e la repressione militare russa.

I sequestratori che hanno ucciso 1200 persone tra bambini, genitori e professori hanno raggiunto un nuovo livello di barbarie

Editoriale del The Socialist, 13 ottobre 2004

Ai bambini gli é stato negato cibo e acqua. Molti sono stati uccisi dai sequestratori, anche prima della carneficina che ha messo fine al sequestro. Circa 335 persone sono morte, e molti sono tuttavia i “dispersi". Il drammatico sequestro, e i funerali hanno avuto un impatto devastante tra questo piccolo popolo.

I Socialisti rivoluzionari condannano assolutamente le tattiche inumane usate dai sequestratori, membri del gruppo nazionalista islamico ceceno diretto dal signore della guerra, Shamil Basayev. Questi metodi non portano avanti la causa del popolo ceceno, che ha combattuto una lunga ed estenuante resistenza contro la repressione militare dello stato Russo.

La indignata reazione agli assassini nel collegio, tanto in Russia quanto internazionalmente, permetteranno a Putin di intraprendere azioni ancora piú dure per “combattere il terrorismo”. L’autocrate Putin userá ancora piú duramente il pugno di ferro contro i movimenti separatisti e di pari passo ridurrá le libertá democratiche in Russia.

Internazionalmente, l’orrore davanti agli avvenimenti di Beslan, per lo meno temporaneamente, rafforzerá Bush e Blair nella loro politica di aggressione e di limitare i diritti democratici. Bush senza dubbio ha ricevuto come un regalo i fatti di Beslan e li utilizzerá strumentalmente per la campagna elettorale, nella quale ha preso il ruolo di “comandante in capo” nella guerra contro il terrorismo.

Putin ha immediatamente dato la colpa al “terrorismo internazionale” e ad “al-Qaida”. Il suo capo della sicurezza ha affermato che tra i sequestratori c’erano almeno 10 combattenti arabi, peró fino ad ora non hanno fornito delle prove. Putin ha utilizzato lo scudo del “terrorismo internazionale” per distrarre l’attenzione dalla brutale guerra che è in atto in Cecenia.

Niente puó giustificare le selvagge tattiche usate dai sequestratori, specialmente il loro accanirsi contro “bersagli facili”come i bambini, le loro tattiche disperate nascono dalla selvaggia repressione militare russa in Cecenia.

Una delle donne terroriste suicida cecene, una chiamata “la vedova nera” disse ad un prigioniero: “I soldati russi stanno uccidendo i nostri bambini in Cecenia, per questo noi siamo qui ad uccidere i loro…” un’altra ha dichiarato “Tutta la mia famiglia è stata assassinata. Anche i miei figli. Vivo alla macchia. Non ho nessun posto dove andare e niente di che vivere”.

Senza dubbio alcune giovani donne kamikaze sono state spinte all’ azione. Tuttavia, in generale sono i metodi di Putin in Cecenia, il suo no a concedere una autonomia limitata, quello che ha alimentato le fila dei gruppi terroristi islamici. Non offrono nessuna via d’uscita, ma riflettono la rabbia e la disperazione di molti ceceni, che sono disposti a lottare fino alla morte piuttosto che accettare la continuazione del dominio russo.

Una serie di attacchi

Giusto prima che avvenisse il sequestro di Beslan, si è verificato il disastro di due aerei russi. Quasi sicuramente dirottati da kamikaze ceceni. Nello stesso tempo, una bomba esplose nella Metropolitana di Mosca. Questi atti barbari, gli ultimi di una serie di attacchi, hanno spinto l’opinione pubblica a chiedere un forte intervento dello stato per fermare il terrorismo. Naturalmente, la gente chiede protezione contro gli attacchi terroristi.

Tuttavia è lo “stato forte” che presiede Putin che ha provocato la rivolta nazionalista ed il terrorismo. Putin governa in alleanza con una nuova classe dominante di gangster capitalisti, capeggiati dai piú grandi oligarchi del petrolio e del gas. Ha lavorato per rafforzare la macchina statale facendo totale affidamento nei servizi di sicurezza.

Putin promuove una nuova forma di imperialismo russo, tentando di restaurare il potere e l’influenza del vecchio stato stalinista multinazionale, l’Unione Sovietica, che crolló dopo il 1989. Recentemente, ha accusato i “nemici della Russia” che a suo dire “vogliono prendersi un pezzo della nostra prelibata torta”, promuovendo movimenti separatisti in zone come il Caucaso.

Putin si é opposto con tutte le sue forze all’indipendenza, ma anche ad una autonomia limitata, per la Cecenia o altre entitá nazionale. Dare questa possibilitá ad una, pensa, e ci sará una valanga di richieste di autonomia e separazioni.

Il Caucaso fu colonizzato dagli Zar all’inizio del XIX secolo per assicurarsi le sue ricchissime risorse agricole. Ora è importante per il petrolio ed il gas, e particolarmente per gli oleodotti che vanno dal Mar Nero al Mar Caspio. Dopo che il predecessore di Putin, Boris Eltsin, diresse la Guerra dal 1994 al 1997 in Cecenia, Putin l’ha rilanciata nellÁgosto del 1999. Putin ha utilizzato il “divide et impera” nel Caucaso. Mentre si oppone implacabilmente all’indipendenza di territori come la Cecenia, appoggia cinicamente movimenti secessionisti in regioni come l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, in primo luogo per creare conflitti con il regime indipendente della Georgia, che Putin desidera sottomettere.

All’inizio degli anni ’90 , i servizi segreti russi hanno utilizzato Shamil Basayef, oggi loro nemico in Cecenia, per consentire la separazione dell’Abkhazia dalla vicina e da poco indipendente Georgia.

È risaputo che le forze militari che la Russia dispiega nel Caucaso sono corrotte. “Il conflitto ha anche aperto opportunitá per l’arricchimento personale (dei i militari) a tutti i livelli, questi vanno dal controllo del traffico illegale di armi a quello sulla produzione del petrolio. “ (Financial Times, 6 Settembre). C’è inoltre un mercato nero delle armi che comprendono anche missili terra-aria, dal quale molti gruppi guerriglieri si riforniscono.

Inoltre Putin si trova ad affrontare una crisi sociale ed economica crescente nella stessa Russia. Senza dubbio, egli sta utilizzando la scusa della “minaccia di una guerra terrorista contro la Russia” per deviare l’attenzione del crescente malcontento. Il ritorno del mercato capitalista è stato un disastro per la maggioranza della popolazione russa. La povertà e la disuguaglianza si sono dispiegate. L’ultima mossa di Putin è stata quella di ridurre il ruolo dello stato per quanto riguarda la sanitá, l’istruzione e le pensioni. Non è strano che tenti di deviare l’attenzione delle masse russe.

Editoriale del No. 361 del The Socialist, settimanale del Socialist Party, sezione del CWI in Inghilterra e Galles

inizio